Sebastiano Paulesu, di Ermelinda Manrfedi

Sebastiano Paulesu, profeta dell’accessibilità degli scacchi

di CM Gian Luca Cirina

 

Quando siedi davanti ad una scacchiera in torneo ed il tuo avversario apre con 1.b4 capisci che costui non è un giocatore come gli altri. Sebastiano Paulesu è un vero cultore degli scacchi, un personaggio sui generis, spinto alla costante ricerca da irriducibile passione e viva curiosità.
Il sassarese è una persona gentile che ti colpisce subito per l’entusiasmo con cui discorre. Scacchi ma non solo, Sebastiano si interessa a tutti i campi del sapere potendoti dire la sua su storia, letteratura, filosofia, economia, politica, sport. I suoi riferimenti sono precisi, ha sempre un aforisma da ricamare.
Mi consiglia l’ultimo film di Martone sulla vita di Giacomo Leopardi. “Una bella interpretazione” mi dice, citandomi vari riferimenti sull’opera dello scrittore e ricordandomi l’influenza che esercitò sul pensiero filosofico moderno, Schopenhauer in particolare.
Parliamo anche di calcio, così mi stupisce confidandomi che tifa Toro. Il Grande Torino, Valentino Mazzola, Superga. Questo dice tanto del Paulesu innovatore ma allo stesso tempo “romantico”, innamorato dei miti di ogni tempo. Sono passati diversi anni e la storia degli scacchi in Sardegna ha premiato Sebastiano scolpendone il nome tra le sue pagine. Già valido giocatore con il titolo di Candidato Maestro e numerose onorevoli presenze nei tornei isolani, Paulesu intensifica il suo impegno come istruttore. La passione per l’accessibilità degli scacchi, la vocazione al “nuovo”, la sperimentazione di vie alternative facendo tesoro del “vecchio”, lo portano a sviluppare un sistema didattico efficace che può servirsi in modo innovativo della combinazione di strumenti di altre discipline. Tutto questo per insegnare scacchi! La sua creatura si chiama “Metodo Ideografico”.
Nel 2010 Sebastiano viene premiato come Istruttore dell’anno per il Sud e le Isole dalla Federazione Scacchistica Italiana, successivamente entra con merito nelle gerarchie dell’organizzazione.
Nel sito federale, sfilano le immagini nell’Albo d’Oro dei premiati. Quella di Sebastiano si discosta dalle altre ortodosse in posa. Compare in mise da prestigiatore, un Mandrake in frac con bacchetta e mazzo di carte a ventaglio: un travestimento coerente con il personaggio Paulesu, uno che conosce la potenza dell’immagine, che sa stupire e ribaltare la routine, che vede il “nuovo” indossando il vecchio frac.

 

G.C.: Ciao Sebastiano, permetti ai nostri lettori di conoscerti meglio. Leggici la tua carta d’identità. Hobby, passioni? I tuoi autori preferiti?

Anagraficamente sono nato nel “caldo” maggio del1968 e questo forse ha contribuito al mio carattere di “bastian contrario”. Da ragazzo ho praticato vari sport (calcio, pugilato, corsa, karate) prima di “approdare” agli scacchi, che non ho più abbandonato. Gli scacchi hanno aperto la mia mente e mi hanno fatto sviluppare altre passioni in embrione, come la lettura, la scrittura, il pensiero e la creatività. Lo dico in premessa perché attribuisco la mia ecletticità agli scacchi prima di tutto, poi sono venute le altre passioni: come la letteratura, la filosofia (e la saggistica in generale), la politica o la psicologia. Farei un torto ai tanti autori che mi hanno ispirato nel tempo citandone alcuni a discapito di altri, troppe sono le influenze di cui sono debitore.

G.C.: Sei stato e sei prima di tutto un giocatore di scacchi. Ti senti più agonista o istruttore? Hai rintuzzato le tue ambizioni o hai tra le mire la scalata di categoria?

Quando iniziai a giocare ero molto più determinato e “combattente” mentre ora ho molte più conoscenze e metodo rispetto al passato, ma riconosco di essere molto meno competitivo. Tuttavia non considero conclusa la mia carriera di giocatore e farò di tutto per diventare maestro nei prossimi anni, alternando il mio lavoro di istruttore a quello di studio personale. Ma se devo essere sincero mi sento molto più istruttore che giocatore e le gratificazioni maggiori le ho ricevute più in questa veste che in quelle di “agonista”.

G.C.: Da giocatore: quali le esperienze che ricordi con più soddisfazione. Persone e eventi?

Anni fa ebbi la fortuna di giocare in simultanea due partite con il GM Sergio Mariotti. La prima ad Ozieri (pattai con una difesa Scandinava, che Mariotti elogiò in analisi), la seconda fu a Sassari (una Sokolski per l’appunto, che persi) dove il GM mi segnalò una serie di varianti mai viste e che facevano parte del suo repertorio. Fu la prima volta che ebbi modo di vedere la maestria e la fantasia che contraddistinguono un campione.

G.C.: Gli scacchi sono stati per te una scelta di vita. Hai troncato la tua carriera professionale in azienda per dedicarti esclusivamente all’attività didattica. Una scelta obiettivamente coraggiosa in tempi difficili ed in una regione con tanti problemi di vecchia data. Come è maturata l’idea? E’ stata una scelta serena? Ti sei sentito sostenuto o osteggiato?

Devo intanto dire che ho potuto fare la scelta non avendo problemi contingenti (famiglia, mutuo o quant’altro) e quindi ho potuto fare questo “salto nel buio” verso una professione che ancora non esiste e che sto contribuendo a legittimare (sia a livello regionale che nazionale). La scelta in se è stata facile: fare della propria passione la propria professione. Anche se probabilmente mi hanno aiutato le mie capacità interpersonali e anche una certa predisposizione per l’insegnamento in generale.

G.C.: Uno degli aspetti cardine del tuo impegno è “l’accessibilità degli scacchi”, ovvero il problema di come veicolare una serie di informazioni più o meno complesse. La continua ricerca di nuovi codici per avvicinare all’attività bambini, giovani e non solo, è la tua missione. Come nasce questo sforzo appassionato?

L’empatia è alla base di tutto: quando si ha a che fare coi bambini bisogna andare a “ripescare” il bambino che è in noi per poter parlare lo stesso linguaggio. Questa capacità di ascoltare ti suggerisce il metodo migliore. Così è cresciuta la mia esperienza nel campo della didattica, nella consapevolezza che esistono tante forme di intelligenza e che tutte debbano essere guidate e portate fuori (secondo l’etimologia del verbo educare).

G.C. Sebastiano, spiegaci come “Romanticismo” e Innovazione possono trovare il giusto equilibrio.

Per noi scacchisti “Romanticismo” ha già un significato di innovazione: era la rivoluzione di uno stile brillante, avventuroso, senza compromessi con la prudenza e la fredda tecnica, basato sull’energia dell’idea rispetto alla materia. Questo ha rappresentato in tutti i campi una nuova concezione che non passerà mai di moda. Diciamo che la contrapposizione è semmai tra “Classicismo” (tradizione) e innovazione, e a tale proposito posso dire che gli scacchi sono stati quasi beneficiati dall’apporto delle nuove tecnologie.

G.C.: Da ragazzo, non ne hai mai fatto mistero, hai vissuto in uno dei quartieri più difficili di Sassari. Conosci i disagi, la sopraffazione del forte sul debole, ma anche il valore delle piccole cose. Ricordo poi il tuo impegno didattico sulle carceri. Ti chiedo, possono gli scacchi avere una valenza educativa e sociale? Quali sono i meccanismi?

Sì, non ho vergogna a dire che da ragazzo ero una specie di bulletto di periferia. Due cose mi hanno cambiato: il pugilato e gli scacchi. Il primo mi ha fatto conoscere sulla mia pelle il dolore fisico, la disciplina e il rispetto; gli scacchi mi hanno insegnato a frenare l’impulsività e pensare bene prima di agire. Gli scacchi sono una palestra di “decision making” e anche il laboratorio dell’errore per parafrasare il grande Tartakower, per questo possono essere presi a modello della società, dove le regole vengono spesso disattese per un immediato vantaggio particolaristico. L’esperienza degli scacchi in carcere in tal senso è molto positiva: non si tratta di fare un pistolotto morale ai detenuti sulle conseguenze degli errori, ma di dare un modello alternativo, un più obiettivo senso critico della civile convivenza.

G.C.: Entriamo nel cuore della tua attività. Come descriveresti la tua creazione, il “Metodo Ideografico”? Altri istruttori mi risulta si servano dei tuoi strumenti, quale la diffusione del sistema?

Il metodo ideografico, come ho già accennato, nasce dall’esigenza di coinvolgere l’attenzione dei più piccoli nell’apprendimento del gioco (e sottolineo gioco!): lo fa grazie all’ausilio di rime, filastrocche, immagini, e anche azioni (sì, spesso viene coinvolta anche una conoscenza corporea). Il successo maggiore è dovuto probabilmente ai miei proverbi scacchistici, che sono i principi generali della teoria resi più didascalici grazie a rime baciate: esempio “Lasciare i pezzi in casa di partenza non è proprio una gran scienza” o “Chi muove solo la Regina alla sua fine si avvicina”. Ho ideato centinaia di queste rime e la cosa più bella è che ora sono gli stessi bambini che li inventano!

G.C.: Il tuo lavoro sul campo apre a delle curiosità statistiche. In particolare mi viene in mente una questione dibattuta: quanto della forza di un giocatore si deve al lavoro/metodo e quanto al talento innato. Edison diceva: “genius is 1 inspiration and 99 perspiration”.

Sulle percentuali si può disquisire, ma fondamentalmente sono d’accordo: il genio è in minima parte ispirazione e in gran parte traspirazione (cioè sudore e impegno). Per quanto riguarda il talento come ho già detto in passato deriva dal piacere, che diventa passione e conseguentemente un maggior focus che ci porta ad apprendere più rapidamentedegli altri. Per questo prima ho parlato di empatia, di coinvolgimento e partecipazione: quando si riesce a trasmettere la passione per qualcosa si ha veramente assolto al proprio ruolo di educatori.

G.C.: Permettimi di entrare in una altra questione attuale: gli scacchi come sport della mente. I detrattori più pungenti ritengono si tratti di un alibi per giustificare un sistema di finanziamenti e che esistono tante altre attività della mente che invece non saranno mai inquadrate come attività sportive.

Beh, di finanziamenti ne girano comunque sempre pochi. Gli scacchi hanno semplicemente un certo numero di secoli di vantaggio su la maggior parte dei cosiddetti sport della mente. Inoltre hanno strutturato nel tempo delle misurazioni obiettive delle capacità acquisite (come i sistemi di rating), dei veri e propri campionati e persino le olimpiadi. L’influsso degli scacchi è in tutti i campi dello scibile umano: nell’arte, nella matematica, nella filosofia, nella cultura… e nel nostro piccolo anche nella pedagogia. Con questo non voglio affermare che non ci siano altri validissimi supporti per fare ginnastica della mente.

G.C.: La tecnologia permea l’attività dello scacchista moderno. Gioco online e motori: come utilizzi questi potentissimi strumenti e come ritieni debbano essere sfruttati?

Come già brevemente accennato i motori scacchistici (e soprattutto il progresso dei microprocessori attuali) non solo non hanno “ammazzato” il gioco degli scacchi, ma anzi gli hanno dato nuova linfa. Internet poi ha permesso agli appassionati di tutto il mondo di avere sempre un partner con cui giocare in qualsiasi momento della giornata. Al giorno d’oggi tutti i più forti giocatori non possono fare a meno dei computer per la loro preparazione e persino le analisi dei GM ormai vengono fatte dai motori scacchistici. Anche lo stile sta cambiando, rendendo la preparazione casalinga sempre più determinante. I vantaggi rispetto al passato sono notevoli: prima una novità poteva mietere vittime per anni, oggi è a disposizione in tempo reale.

G.C.: Possiedi certamente memoria storica avendo seguito in prima persona i ricambi generazionali nell’isola. Quali le differenze tra i bimbi “terribili” di oggi e i giovani appassionati dell’era A.C. (Avanti Computer)?

Sta tutto nella possibilità di avere accesso a internet, dove ci si può misurare ad ogni livello ogni giorno. Inoltre è facile anche essere seguiti da trainer professionisti, cosa che per la nostra generazione era proibitiva. In un certo senso ci dobbiamo rassegnare ad essere i “traghettatori” di questa nuova generazione. Ai tempi di Gianlazzaro Sanna e Enzo Neri era ben più difficile fare progressi dalla nostra Isola, internet ha sdoganato il sapere e abbattuto i confini.

G.C.: Nell’aprile del 2013 il Parlamento Europeo ha legiferato a favore dell’inserimento degli scacchi nelle scuole. Che significato ha questa importante normativa e quale la sua efficacia reale.

Si tratta di una dichiarazione di intenti: gli Stati membri poi dovrebbero trovare le risorse, e immagino che non sarà per il prossimo venerdì. Ma sotto un certo punto di vista è anche meglio, perché non sarebbe pronta una struttura competente di istruttori per entrare in tutte le scuole nel breve periodo. Si rischierebbe quello che il mio amico Alex Wild paventa “La musica è già materia scolastica: ma quanti giovani odiano la musica?”. Però i primi passi si stanno muovendo è alcune realtà più organizzate, come il Piemonte grazie al grande lavoro di Alessandro Dominici, stanno già progettando grandi cose: come le città degli scacchi con ACES Europa e MSP, o il recente progetto CASTLE con tre nazioni impegnate che ha ricevuto 240.000 euro di fondi europei. Eppur si muove!

G.C.: Sull’onda di queste riforme e del “Faboulous Caruana” lo scacchismo italiano potrebbe conoscere un periodo di rinnovamento e nuovo impulso. Tu ricoprirai una carica importante in Federazione sulla materia insegnamento. Cosa vorresti cambiare e quali gli scenari futuri.

In effetti i tempi sembrano maturi per un nuovo rilancio degli scacchi dopo l’effetto “match del secolo” tra Fischer e Spassky, che aveva catalizzato l’attenzione mondiale sugli scacchi. Fabiano Caruana, su cui la Federazione ha investito molto, ha raggiunto traguardi notevole e forse inimmaginabili e ha finalmente attratto l’attenzione dei media. È verosimile che l’effetto sarà raddoppiato se nei prossimi anni ci sarà una sua sfida al campione del mondo attuale, Magnus Carlsen (che ha già battuto diverse volte). Questo per quanto riguarda il discorso del “vertice”, ma la FSI da anni sta facendo anche una politico per la “base”, soprattutto con la sua attenzione al mondo giovanile e soprattutto scolastico. In questo ambito io sto dando il mio contributo a definire meglio l’ambito didattico a scuola, che è ben diverso da quello che si fa nei circoli e nelle scuole di scacchi (che è prettamente tecnico-sportivo). Questa distinzione è ormai ben accettata a tutti i livelli, tanto che il sottoscritto è stato incaricato di portare ufficialmente questa attenzione al primo corso SNaQ (Sistema Nazionale di Qualifiche del CONI) ai formatori italiani il prossimo dicembre a Roma. Sarà questo lo “spartiacque” del futuro insegnamento e allenamento degli scacchi in Italia.

G.C.: Grazie Sebastiano. Marzullo chiuderebbe con “si faccia una domanda e si dia una risposta”, è sufficiente che ci dedichi uno dei tuoi preziosi aforismi.

Bene, improvvisando: gli scacchisti giocano un po’ col Bianco e un po’ col Nero. Mi auguro che in futuro questo sia il paradigma per la comprensione delle ragioni dell’altro

 

Sebastiano Paulesu

Sebastiano Paulesu

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One Comment

  1. mi sono goduto, letto e riletto con entusiasmo le belle e articolate risposte di Sebastiano Palesu!
    La mia invalidità, i miei lunghi anni non mi sono di impiccio quando con enusiasmo…giovanile assaporo condividendo TUTTO dei meravigliosi insegnamenti esposti con grande intelligenza, cultura, creatività e..modestia!
    Ti auguro tante soddisfazioni con tutto il mio cuore sincero.
    Ti sento vicino vicino. ll Pugilato!! il canottaggio lo Sport vero…il Toro.. che io vidi e che amo empre. Ma gli scacchi!!!!
    Meraviglioso Seba! Un abbraccio

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